Risotto Aromatico alle Vongole e Zucchine

risotto aromatico alle vongole e zucchine

A Venezia le persone per andare a lavoro si fanno cullare da un vaporetto che guarda il redentore. La loro lingua è come l’acqua , ondeggia. Bella è Venezia.  A occhio seguo le direzioni per arrivare al museo di Peggy Guggenheim. Calder , Braque e Picasso sono affiancati sul canal grande.  Non ho fretta , decido di perdermi tra i calli e i ponti . Ho nella memoria passeggiate d’amore nella primavera deserta . Le persone hanno tutte lo stupore sul viso e si avvolgono spesso in abbracci caldi pieni d’emozione.  Uno dietro l’altro si svelano gli spazi aperti e silenziosi dei campi.  Mi riposo un attimo in un bacaro (tipica osteria veneziana).  La signora con un baccalà mantecato che sembra spuma , mi spiga che “va aggiunto olio sino a che il baccalà  assorbe”.  Si ha sempre la sensazione di cercare qualcosa , di non avere mai finito di scoprirla , come se l’obiettivo non fosse conoscerla perfettamente , ma diversamente, ogni giorno . Come fosse sempre nuova , come una donna che si ama.

BACCALA’ MANTECATO ALLA VENEZIANA

INGREDIENTI

  • 1 Kg di Baccalà già ammollato
  • sale q.b.
  • aglio q.b.
  • olio q.b.
  • pepe q.b.
  • prezzemolo q.b.

PREPARAZIONE

Mettete il baccalà a cuocere con acqua in una casseruola .Quando inizia a bollire , liberatelo dalla schiuma , spegnete il fuoco e lasciatelo a riposo per un quarto d’ora a recipiente coperto, poi scolatelo per bene. Spellatelo e riducete la polpa in briciole mettendola in un recipiente . Lavorate il pesce con un cucchiaio di legno sbattendolo con forza e facendovi cadere a filo dell’olio d’oliva. Continuate a sbattere sempre nello stesso senso fino a che il pesce risulti amalgamato. Deve diventare cremoso e bianco come la panna.  A questo punto unite tanto olio quanto ne assorbe lo stoccafisso. Aggiungete sale , pepe, aglio  prezzemolo tritati. Servite freddo con una tartina di pane tostato.  E il vostro Sogno Veneziano può avere inizio!

Steven Wilson è ancora il grande artista che conoscevamo.

steven wilson

Il fatto che Steven Wilson fosse un artista d’eccezione era già appurato da tempo. Basti pensare a tracce come FootprintsLinton Samuel Dawson (un omaggio a Lucy In The Sky With Diamonds?), entrambe colonne portanti del demo-tape Love, Death & Mussolini, ovvero di quel magnifico embrione che di lì a poco avrebbe preso la forma del progetto musicale che oggi conosciamo come Porcupine Tree.

Tuttavia in quest’articolo non voglio analizzare la carriera del suddetto artista nella sua totalità, poiché risulterei prolisso e anche un po’ presuntuoso. Focalizzerò dunque la mia attenzione (e la Vostra) sull’ultimo prodotto del Wilson solista, o su ciò che dovrebbe anticipare il suo quinto album. Si tratta infatti di un EP composto da sei tracce, di cui tre esclusivamente strumentali, posto nel mezzo tra Hand.Cannot.Erase e l’album che dovremmo poter ascoltare entro la fine di quest’anno. E se la matematica non è un opinione, tra 4 e 5 si trova il 4 1/2.

La traccia di apertura, My Book of Regrets, è forse quella che maggiormente rispetta i canoni Prog-Rock propri di Wilson. È abbastanza chiaro in questo pezzo quale fosse l’intenzione dell’artista, ossia quella di ricreare un’atmosfera familiare, accogliente per chi conosce ed apprezza le sue composizioni, senza tuttavia risultare elitario o, peggio ancora, “già sentito”. Il risultato è un pezzo ben scritto ed universalmente apprezzabile, in cui sono evidenti le reminiscenze dei Porcupine Tree ma anche le peculiarità stilistiche dell’artista.

Year of the Plague è la prima delle tre tracce integralmente strumentali. La sua sonorità apparentemente malinconica cela in effetti una più ampia gamma  di sfumature: evoca infatti una moltitudine di risvolti emozionali, risultando piacevole all’ascolto sia in un tiepido pomeriggio primaverile, magari in un parco poco affollato, sia nel traffico grigio e stagnante di uno scialbo lunedì mattina. È un perfetto intermezzo tra la prima traccia, molto più energica e tenace, e la successiva Happiness III.

Quest’ultima, seppur notevolmente più corta, riprende quelle che sono le “linee-guida” di My Book of Regrets, con tonalità prevalentemente vivaci e gioviali. Connotazioni che non trovano invece seguito in Sunday Rain Sets In, cedendo il loro posto a sconforto ed angoscia. Se infatti Year of the Plague trasmetteva un amabile senso di tranquillità, in questo pezzo strumentale si percepisce un’affannosa inquietudine. Sembra quasi che i due brani siano le proverbiali facce opposte della stessa medaglia.

La terza ed ultima traccia strumentale è Vermillioncore, e si distingue da tutte le altre per la sua aggressività, guidata da un basso deciso e martellante. Anche qui Wilson ha giocato abilmente con il contrasto, accostando le sonorità sconfortanti della traccia precedente ad un pezzo forte ed impetuoso.

A chiudere le danze è una riedizione di Don’t Hate Me, grande classico dei Porcupine Tree al quale peraltro non sono stati apportati significativi cambiamenti. Ciò nonostante, stando all’eco dei social, i fan preferiscono la versione originale  del ’98.

In conclusione, è quantomeno doveroso riconoscere l’altissima qualità del lavoro svolto da Wilson per questo EP, soprattutto se si considera che è “soltanto” un EP. Per l’album completo dovremo aspettare qualche mese, o forse anche qualcosa di più, ma una cosa è certa: Wilson ha generato grandi aspettative.

Modelle Nouvelle: Partire da zero: cosa fare?

modelle nouvelle

Ti è mai capitato di proporti per un servizio fotografico, una fiera o una sfilata e di non essere presa perché non avevi le esperienze giuste?

A me si! Tantissime volte!

E allora come si può lavorare in questo settore se

si parte da zero?

I modi sono due: vediamoli insieme!

Il primo, e anche forse il più immediato, è quello di iscriversi in una buona agenzia e lasciarsi totalmente nelle loro mani. Si occuperanno loro, infatti, di inserirti nel database e di proporti ai vari clienti e poi convocarti per i conseguenti casting.

Potrai chiedere direttamente a loro anche servizi come Book, corsi di portamento, dizione e quant’altro, ma molto spesso tendono ad essere al quanto costosi.

Come fare per non pagare?

Se all’agenzia piaci e credono veramente che tu abbia le giuste qualità per lavorare nella moda, saranno loro a investire su di te, anticipando i costi e poi scalandoli dai primi lavori per cui verrai ingaggiata.

Lo svantaggio è che molto probabilmente ti chiederanno di avere un rapporto di esclusività con loro, ovvero un contratto che ti permetterà di lavorare con loro e con nessun altro, fino alla sua scadenza.

Oltre questo c’è anche la questione del trovare un’agenzia veramente buona: sono moltissime, infatti, quelle che marciano sui soldi di book, corsi e composit; ti fanno credere di essere la loro nuova musa, ma in realtà mirano soltanto ai tuoi soldi. Per cui stai molto attenta!

L’altro metodo, forse più lungo, ma sotto alcuni punti di vista più stimolante, è quello di proporsi come modella free lance.

In questo caso sarai tu a cercare gli eventi e i casting a cui proporti e allo stesso tempo procurarti book e corsi; in questo modo sarai libera di lavorare con chi VUOI, quando vuoi e secondo i tuoi termini.

Potrai ugualmente rivolgerti ad agenzie, presenziare ai loro casting e usarle come tramite per trovare incarichi; probabilmente te ne proporranno di meno rispetto a quelli che propongono alle modelle in esclusiva, ma non avendo obblighi e vincoli con loro, basta contattare più di un’agenzia e il gioco è fatto!

So a cosa stai pensando. Ti stai chiedendo se con questo metodo forse ci metterai più tempo ad “entrare nel giro” e a trovare gli incarichi che ti interessano maggiormente? Può darsi! Ma tutto dipende dai tuoi obiettivi: se sei disposta a lavorare meno adesso, ma allo stesso tempo costruire qualcosa per il tuo futuro oppure se vuoi tutto subito, ma senza garanzie per il dopo.

A te la scelta!

Come trovare incarichi e clienti?

Niente di più facile!

Hai a disposizione uno strumento sconosciuto a molti ma di potenza smisurata:

Google! J

Basta fare una piccola ricerca per trovare i contatti di clienti e aziende a cui poterti proporre: li chiami, chiedi a chi poter inviare cv e composit per proporti per cataloghi, fiere, sfilate, shooting, e quant’altro, e il gioco è fatto!

Un caro saluto Lady!

Alla prossima

La blockchain

La blockchain

La blockchain è il database delle transazioni in bitcoin che è condiviso tra tutti nodi della rete del protocollo Bitcoin, esso contiene il registro di tutte le transazioni mai eseguite e consente di ricostruire il numero di Bitcoin posseduti da un indirizzo utente in ogni punto del tempo. Blockchain.info è uno dei molti siti che permettono di esplorare ed interrogare in tempo reale il database della blockchain.

Per poter spiegare il ruolo ed il funzionamento della Blockchain, è necessario chiarire alcuni punti sulla natura del Bitcoin stesso.

Ogni Bitcoin infatti è rappresentato dalla sua storia di passaggi di proprietà che sono memorizzati permanentemente e chiunque può tranquillamente verificare la validità di ogni singolo passaggio di proprietà all’interno della Blockchain. Per essere sicuri che non ci siano tentativi di spendere 2 volte gli stessi Bitcoin, il sistema deve conoscere tutte le transazioni precedenti registrate nella Blockchain.

Le transazioni sono memorizzate nella Blockchain in blocchi che si susseguono in ordine cronologico e ogni blocco contiene l’hash (una specie di impronta digitale) del blocco precedente. Ciascun blocco include una prova di lavoro, cioè il risultato di un calcolo eseguito sul blocco stesso.

Tutti i nodi (computer) della rete concorrono infatti a svolgere il lavoro su un blocco per riuscire ad inserirlo nella catena e il primo che ci riesce ottiene un premio costituito da nuovi Bitcoin generati dal sistema più la commissione pagata da chi ha iniziato la transazione.

Per completare la prova di lavoro con la potenza di calcolo attuale vengono impiegati in media 10 minuti. In presenza di biforcazioni, cioè versioni diverse della Blockchain, si va avanti finché una diventa più lunga e vince sull’altra mentre il ramo corto viene abbandonato.

Tentare una modifica alla Blockchain vuol dire ricalcolare la prova di lavoro per il blocco interessato e tutti quelli successivi prima che il resto della rete aggiunga nuovi blocchi, cosa decisamente difficile e impraticabile. Il che rende la Blockchain un sistema moderno e sicuro per la gestione della criptovaluta.

L’importanza della batteria nel monopattino elettrico

Comprare un monopattino elettrico è sicuramente un’azione importante e richiede una certa conoscenza in materia per non rimanere delusi.

Innanzitutto è bene dire che il monopattino elettrico è alimentato dall’elettricità, come dice anche il nome, e nello specifico da un motore e da una batteria. Quest’ultima rappresenta un parametro fondamentale da valutare quando si deve comprare uno di questi dispositivi perché la sua potenza influisce direttamente sul funzionamento e sull’autonomia offerta.

Le batterie elettriche solitamente vengono montate sotto alle pedane dei monopattini elettrici e possono essere agli ioni di litio, molto compatte e di ricarica veloce o agli acidi di piombo, molto più economici e responsabili principali del basso prezzo dei modelli low cost. Entrambe le batterie, una volta esaurite definitivamente, possono essere riciclate.

Solitamente la batteria di un monopattino elettrico ha un ciclo di vita medio di due anni se ben mantenuta e caricata. Questo vuol dire che andranno effettuati i cicli di ricarica nel momento giusto e rispettando il corretto tempo di ricarica. Infatti, lasciare la batteria collegata alla presa di corrente per molto tempo anche dopo il raggiungimento del livello di carica completo potrebbe danneggiarla irreparabilmente. Il ciclo ideale della vita di una batteria è fatto da scarica completa accompagnata da carica completa e qualsiasi altra azione potrebbe compromettere lo stato della batteria accorciandone sensibilmente la vita.

Nel caso in cui il monopattino non venisse usato per un tempo considerevole è buona norma staccare la batteria per conservarla in un luogo fresco e asciutto e quindi al riparo dalle fonti di calore per poterla ritrovare in ottimo stato al successivo utilizzo.

Per concludere, la distanza che si può percorrere sopra un monopattino elettrico con un ciclo di carica completa è dovuta principalmente alla potenza della batteria e per questo prima di fare un qualsiasi acquisto è fondamentale valutare se il modello scelto abbia una potenza sufficiente per poter compiere i tragitti necessari senza il pericolo di rimanere a piedi.

A questo punto si può essere pronti per effettuare l’acquisto del monopattino elettrico e dando un occhio a sportivense si possono trovare i modelli migliori a prezzi veramente competitivi.

Potrebbe esser peggio… potrebbe annoiare

potrebbe andar peggio potrebbe annoiare

Potrebbe esser peggio… potrebbe piovere” è la celeberrima frase, forse al pari della “tuonata”, che identifica questo capolavoro.

Era da tempo che volevo scriverci un articolo, purtroppo c’è voluta la morte di Gene Wilder per far sì che mi dessi una mossa.

Quegli occhi chiari, dannatamente capaci di innata espressività, conversano e si capiscono al volo con quelli strabici, sferici e non altrettanto graziosi di Marty Feldman.

Giusto una cosa, quando questa coppia scoppiettante compare in scena, vi è una sicurezza: impossibile contenersi.

Un amico, un giorno, mi ha consigliato l’esilarante, in bianco e nero, Frankenstein Junior. Scettica, ma curiosa e in fondo in fondo fiduciosa, lo guardai e come intuibile ne rimasi colpita, tant’è che entrò di diritto nella mia scarna lista comedy. Mi trovai d’accordo con lui: per essere un film di quegli anni (’74) ha una forte comicità attuale (Elizabeth, donna frivola e furba ed Inga, aria spensierata dalla fasulla innocenza, ne sono due esempi). Una comicità che nella sua semplicità risulta geniale. Senza troppi fronzoli arriva diretta; qualunque sia la formazione dello spettatore. E anche se talvolta prevedibile e forse un tantino infantile, non risulta nè banale né sciocca (Frau Blucher e i nitriti di spavento, il contegno che cede all’insistenza e da un “no grazie” sfocia, come ci si aspetta, in una reazione poco pacata…).

-Spesso la comicità annoia, poiché come per i film d’azione, per stupire, deve sempre prevedere un crescendo, altrimenti il grado d’attenzione sfuma o, nel peggiore dei casi, si perde -.

Frankenstein Junior invece non stanca mai, e ogni volta non è mai come la prima; in quanto le battute si imparano presto a memoria. È un film da guardare quando si è giù, scarichi e con zero voglia di pensare: dato che pensa a tutto lui. E il fatto che non sia a colori aiuta a non perdersi troppo nella scenografia a discapito della trama.

Frankenstin” è una rivisitazione brillante, dove Igor, con il suo continuo cambio di gobba, è il personaggio chiave. La sua presenza spassosa, anche senza pronunciare parola alcuna, e il suo atteggiamento instabile a causa della malformazione, catturano il piacere/favore del pubblico.

Menzione d’obbligo per l’adattamento italiano: meritevole e azzeccato che calza come un guanto anche laddove la traduzione non è proprio fedele all’originale.

Ecco che, ogni singola volta al sentire: “Si… può…fare!” vedo nel protagonista un po’ del mio amico. Non che abbiano tratti comuni così marcati, e più comportamentali che fisici, tuttavia rimanda un po’ alla sua follia, al suo sarcasmo e al suo intelletto da ingegnere. Ai giochi di parole come ne fa pure lui secondo il modello “lupo ululà e castello ululì” che nella pellicola trovano risposta dai fanciulli sepolti in noi.

Forse anche lui si riconoscerà un po’ nel co-sceneggiatore diretto da Mel Brooks: cose simili a noi, tendenzialmente suscitano la nostra simpatia.

-Lasciatelo dire quindi: sei uno “scienziato” affascinante ed eccentrico.-

Il mio amico ed io, discutemmo (come nel passo sulla pronuncia dei nomi e cognomi Frankestein, Frankenstin, Frederaick, Frederick, Igor, Aigor) e discutiamo ancora perché io e i film demenziali non andiamo d’accordo; non si può piacere a tutti allo stesso modo…

ma da tutto si può trarre qualcosa; giusto?

Dunque, grazie per l’input e
Buon compleanno Ben!